HUMUS del Mediterraneo è il titolo del progetto di residenze immaginato da IAC Centro Arti Integrate per il triennio 2025–2027.
Il programma di residenze nasce per promuovere la creazione artistica come strumento di dialogo e scambio tra le culture che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. Attraverso tre percorsi di ricerca il progetto intende generare connessioni tra artisti, comunità locali e reti internazionali, trasformando Matera in un crocevia di pratiche, linguaggi e visioni condivise. Le residenze saranno occasioni per sperimentare processi di creazione partecipata, attivare laboratori aperti alla comunità e costruire nuove narrazioni mediterranee attraverso le arti performative e visive contemporanee.
Il progetto è ideato da IAC, compagnia di teatro riconosciuta dal Ministero come impresa di produzione per l’infanzia e la gioventù, realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo in attuazione dell’Art. 43 del D.M. 332 del 27 luglio 2017 e della Regione Basilicata ai sensi della DGR 625 del 30.10.2025.
PRATICA
L’intero progetto prevede un confronto attivo tra processi artistici e creativi e comunità, fin dalle prime fasi di avvio.
Le tematiche del bando sono state discusse durante degli incontri pubblici, che hanno portato un gruppo di cittadine, cittadini e organizzazioni del territorio, ad individuare le aree tematiche, avvertite come questioni urgenti da affrontare.
I progetti di residenza selezionati dovranno confrontarsi con la comunità, senza chiudersi in una ricerca isolata, nutrendosi al contrario delle tensioni vitali che il territorio presenta.
AREE TEMATICHE
HUMUS DEL DIALOGO
Il Mediterraneo rappresenta storicamente un luogo di incontro, scambio e convivenza, in cui il dialogo ha assunto forme molteplici – culturali, linguistiche, politiche, religiose e artistiche – configurandosi come pratica fondamentale del vivere comune. In un contesto contemporaneo segnato da frammentazione e polarizzazione, il dialogo si conferma come processo necessario di negoziazione del senso, capace di generare conoscenza, relazione e nuove forme di appartenenza.
Il dialogo richiede riconoscimento reciproco, ascolto, tempo e spazi dedicati; implica inoltre il confronto con la trasformazione delle identità, mettendo in relazione differenze, memorie e appartenenze. In territori attraversati da cambiamenti sociali e culturali, esso si manifesta in particolare nelle relazioni tra generazioni e tra persone con background differenti, evidenziando al tempo stesso possibilità di incontro e difficoltà di riconoscimento. Le arti performative possono agire come dispositivi di mediazione e convivenza, favorendo la costruzione di linguaggi condivisi e pratiche collaborative tra tradizione e innovazione, tra identità plurali e sensibilità diverse.
Matera si configura così come spazio privilegiato di attraversamento e contaminazione culturale, contesto fertile per pratiche artistiche capaci di attivare relazioni significative, anche in ambito educativo e interculturale, e di sperimentare nuove forme di dialogo e appartenenza condivisa.
HUMUS DELLA MEMORIA
La memoria viene intesa come materia viva, mobile e stratificata, attraversata da trasformazioni continue, simile al mare che custodisce e al tempo stesso modifica ciò che incontra. Non è un archivio statico, ma un processo dinamico fatto di corpi, gesti, parole, silenzi e pratiche condivise. Nel contesto del Mediterraneo, la memoria raccoglie storie emerse e sommerse, esperienze di incontro, migrazione, perdita e sopravvivenza, sedimentando un patrimonio culturale complesso e plurale.
Consideriamo la memoria un atto politico e collettivo: ciò che viene ricordato, trasmesso o dimenticato nasce da scelte situate, attraversate da relazioni di potere, narrazioni e riscritture. Anche la tradizione, spesso percepita come stabile, si rivela invece fragile, mutevole e continuamente reinterpretata nel presente. In questo quadro, il tema della memoria si intreccia con quello delle nuove generazioni, chiamate non soltanto a custodire eredità culturali e simboliche, ma anche a trasformarle e proiettarle nel futuro.
Chiediamo agli /alle artisti/e di confrontarsi con il patrimonio materiale e immateriale del Mediterraneo – storie, ritualità, pratiche corporee e tradizioni popolari – sviluppando pratiche artistiche capaci di interrogare il rapporto tra passato e futuro, tra conservazione e reinvenzione. Le arti performative possono essere strumenti di riattivazione della memoria, generando dispositivi sensibili e partecipativi che, a partire dalla materia viva delle storie e dei corpi, aprono nuove possibilità di immaginazione, trasmissione e appartenenza.
HUMUS DELLA TRASFORMAZIONE
L’humus della trasformazione assume il significato di processo continuo di rigenerazione e adattamento. Così come la materia organica si rinnova nel tempo, anche le comunità, i corpi e le pratiche artistiche si trasformano attraversando crisi, mutamenti e nuove condizioni di esistenza. Il Mediterraneo contemporaneo, segnato da cambiamenti climatici, trasformazioni ambientali, migrazioni e ridefinizioni sociali e culturali, diventa oggi uno spazio emblematico di questa condizione fluida e instabile. La trasformazione riguarda tanto gli ecosistemi quanto le popolazioni che abitano le sponde del mare, chiamate a confrontarsi con scenari in continuo mutamento e con la necessità di immaginare nuove forme di convivenza, sopravvivenza e relazione con il territorio. In questo contesto, emerge la capacità di adattamento come pratica essenziale: una disposizione a stare nel cambiamento, ad attraversare l’incertezza e a sperimentare forme inedite di abitare il presente. Le culture mediterranee hanno storicamente sviluppato una particolare attitudine all’ibridazione e alla reinvenzione, frutto di secolari attraversamenti, scambi e contaminazioni.
Questa “porosità mediterranea”, intesa come apertura all’altro, flessibilità e capacità di assorbire e trasformare stimoli differenti, rappresenta una risorsa culturale e immaginativa fondamentale per affrontare le trasformazioni contemporanee. In questo quadro, le arti performative possono agire come strumenti di esplorazione e anticipazione del cambiamento, capaci di attivare immaginari, pratiche e forme di relazione che aiutino a comprendere non soltanto il mutamento, ma la nostra stessa appartenenza ai processi di trasformazione in atto. Gli/le artisti/e in residenza sono invitati/e a sviluppare pratiche capaci di interrogare il rapporto tra corpo, ambiente, memoria e futuro, generando dispositivi artistici che rendano visibili le tensioni e le possibilità del presente.
PROGETTI SCELTI
DIALOGO
Una ricerca che vuole raccontare gli attraversamenti nel Mediterraneo avvenuti in diverse epoche. Dalle figure mitologiche e leggendarie, agli esploratori e pirati, fino ad arrivare ai portuali di Genova, alla Flottilla e ai migranti; attraverso il recupero e l’utilizzo scenico della lingua Sabir, la lingua comune in uso fino al XIX secolo, di cui si servivano naviganti e commercianti per dialogare ed entrare in relazione.
MEMORIA
La storia di Alex, guida turistica che accompagna i cecchini a sparare sulle colline della città di Sarajevo durante il conflitto serbo-bosniaco avvenuto tra il 1992 e il 1995. Il testo teatrale riflette sulle memorie emerse e sommerse e sui silenzi politicamente costruiti ed interroga ciò che l’Europa mediterranea ha scelto di non ricordare.
TRASFORMAZIONE
Un progetto performativo che prende la forma di una camminata urbana guidata da bambine/i e preadolescenti per un pubblico adulto. Tra processione, visita guidata, rito collettivo, festa e azione poetico-politica, il lavoro invita ad entrare in una relazione diretta con lo spazio pubblico, con il paesaggio umano e con le possibilità di immaginare insieme altre forme di futuro.
LABORATORI
DAMNATIO MEMORIÆ
Memorie silenti: la maschera del luogo, la varietà del corpo
Laboratorio di scambio e ricerca condivisa con la cittadinanza a cura di Matteo Vignati
Il laboratorio nasce dal lavoro di ricerca sul monologo Pop-art Radovan (Il Dottore). Il testo racconta la vicenda di Radovan Karadžić, uno dei principali responsabili politici della guerra in Bosnia, che per anni riuscì a vivere sotto falsa identità. Attraverso questa storia, il monologo affronta il tema della memoria, del trauma e della rimozione. Durante il laboratorio, Matteo Vignati condividerà con i partecipanti il percorso di ricerca che ha portato alla scrittura del testo: la guerra in Bosnia, le sue conseguenze, il nazionalismo e il fenomeno dei cosiddetti “cecchini del weekend”. Verranno utilizzati fotografie, documenti storici e materiali di ricerca. Da questa prima parte si passerà al confronto con i partecipanti.
Qual è il confine tra il meccanismo di rimozione personale e la rimozione di una comunità intera?
Matera e i Sassi incarnano storicamente il trauma dello sradicamento, del rifiuto, dell’abbandono e di una radicale rimozione collettiva, seguita da una rapidissima risignificazione culturale e turistica. Il laboratorio nasce per attivare questo cortocircuito: usare la memoria stratificata dei cittadini come cassa di risonanza e materia viva a nutrimento della ricerca scenica e della scrittura drammaturgica.
Il laboratorio è aperto a persone dai 16 anni in su, fino a un massimo di 15 partecipanti.
È rivolto a chi conosce e vive la storia dei Sassi, a chi è interessato alla memoria della città e alle sue trasformazioni, ma anche a chi si interessa di storia contemporanea, antropologia, fotografia, psicologia, geopolitica o teatro. Non è necessaria alcuna esperienza teatrale.
Lunedì 5 ottobre e mercoledì 7 ottobre 2026
dalle 19:00 alle 21:00
presso Fondazione Le Monacelle in Via Riscatto 10, Matera
Il laboratorio è gratuito. Per iscriversi, compilare il form: https://forms.gle/gqZRr7BmKXARNno26
Per ulteriori informazioni: 327 409 5384